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Autore: Giorgia Bonizzoni

BIM e PNRR: sviluppo di progetti altamente digitalizzati e finanziamenti europei

Il 18 dicembre 2020 il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno raggiunto un’intesa sul Next Generation EU, cioè il programma per il rilancio economico dell’UE da 750 miliardi di euro, pensato per superare la crisi economica portata dalla pandemia.

L’Italia ha presentato un PNRR in piena coerenza con il progetto Europeo e dedicando ben il 37% delle quote di investimento a “progetti green”, per una rivoluzione e transizione ecologica (59,47 miliardi) e il 20% a “progetti digital”, per l’innovazione competitività e cultura. Questo è sicuramente interessante dal punto di vista del settore delle costruzioni,

Tra gli obbiettivi principali c’è quello di creare delle solide basi per uno sviluppo sostenibile nel tempo che preveda una rapidità nell’esecuzioni di progetti anche complessi, semplificando gli strumenti in modo da farne aumentare la produttività. In questo scenario se si vuole usufruire dei fondi occorre attivare nuovi strumenti che possano essere ritenuti adeguati dall’Europa nel realizzare questa crescita.

immagine palazzi

Il BIM (Building Information Modeling) in questo diventa una risorsa preziosa. Il modello 3D racchiude in un modello digitale che permette agli operatori di disporre di una grande mole di informazioni tecniche, contribuisce al miglioramento sotto molti punti di vista tra cu quello del flusso di lavoro, della progettazione e della realizzazione e mantenimento di una costruzione.Date le esigenze di allineare le aziende nostrane sugli standard e sui requisiti che permettono l’accesso ai fondi europei l’Italia decide di stabilire delle norme.

La Normativa

L’Art. 48, comma 6 del Decreto Semplificazioni-Bis introduce nuove regole e specifiche per l’utilizzo del BIM negli appalti che rientrano nei finanziamenti del PNRR e del PNC (Piano Nazionale per gli investimenti Complementari).

Vantaggi e difficoltà

L’Italia riconosce Il BIM come una condizione che per i suoi vantaggi diventa sempre più fondamentale. Tra le opportunità della modellazione informativa troviamo sicuramente: 

1) Gestione informativa utili in cantiere, anche con strumenti innovativi di realtà aumentata, utili della riduzione del fattore di rischio.

2) Tracciabilità dei materiali, delle forniture e dei processi di produzione e montaggio, anche al fine del controllo dei costi del ciclo di vita dell’opera.

3) Flussi di lavoro snelli e efficienti: tutti gli operatori possono lavorare contemporaneamente in un unico ambiente di lavoro condiviso, apportare modifiche e avere accesso a tutte le informazioni riguardanti il progetto.

4) Monitoraggio dell’intero ciclo di vita dell’opera, questo rende interventi di manutenzione e di ristrutturazione molto più facili e veloci.

5) La mole e la precisione delle informazioni permette una valutazione del Life Cycle Cost. Con il modello BIM è possibile, inoltre, effettuare un’analisi CAM (criteri ambientali minimi) e dar vita a valutazioni di economia circolare dei materiali. Una miglior efficienza contribuisce a mantenere in funzione l’intera risorsa più a lungo, riducendone i costi e allungandone il ciclo di vita.

6) Possibilità di introdurre strumenti digitali per la tracciabilità dei materiali e delle forniture e per la tracciabilità dei processi di produzione, integrazione con strumenti elettronici volti al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

Per molte aziende è diventata un’esigenza oltre che un’opportunità quella dell’approccio al BIM, sia per accrescere il proprio valore che per non essere escluso dal mercato del lavoro. Questo approccio talvolta poco strutturato però favorisce alcune problematicità, tra cui:

  • Mancanza di una pianificazione a lungo termine di quelli che possono essere le risorse necessarie a mantenere un work flow efficiente.
  • Conoscenza poco approfondita del mondo BIM.
  • Utilizzo di paradigmi di lavoro consolidati ma non digitali e applicati a flusso al nuovo flusso di lavoro digitale.
  • forti disallineamenti negli output rispetto a quanto richiesto dovuti alla poca importanza data ai processi di verifica e validazione,spesso focalizzate su aspetti più formali che sostanziali.
  • Livello di maturità digitale dei professionisti già presenti in azienda bassi.
  • Poca importanza a quella che l’investimento nella formazione degli operatori.

Il BIM è sicuramente una metodologia innovativa che rappresenta un chiave di quello che è un grande progetto di implementazione. WE BIM crede molto nell’implementazione BIM, nelle sue potenzialità, si occupa di progetti BIM a 360 gradi, di sostegno al passaggio verso il digital twin, di supporto su vari fronti, di sostegno alle imprese nella scrittura di bandi in fase di gara (link servizio) e di formazione.

Dal nostro punto di vista quest’ultimo è fondamentale, l’azienda che vuole fare l’implementazione al BIM deve tenere conto serie di scelte rispetto ai flussi di attività, al cambio di organizzazione, ad un’implementazione di software e l’investimento sulla formazione di propri operatori

La Next Generation EU è l’occasioni degli stati membri per uscire dalla crisi pandemica, trasformare le economie, creare opportunità e posti di lavoro in settori rinnovati e nuovi.  La possibilità di accesso ai fondi europei rappresenta una grande spinta propulsiva di quello che sarà il futuro delle costruzioni, occorre quindi stare al passo con i tempi e sfruttare questo momento!

Cosa vuol dire BIM?

Persona che lavora al PC

La rivoluzione digitale nel settore delle costruzioni

Il Building Information Modeling è la tecnologia del presente e del futuro nel settore delle costruzioni. Ma vediamo più nello specifico in cosa consiste il BIM e perché il suo ruolo nelle gare di appalto e nella costruzione dei nuovi asset si fa via via più decisivo col passare di ogni anno.

Il cuore della Building Information Modeling risiede proprio nel termine Information. L’informazione è l’elemento più importante quando parliamo di BIM. Infatti, si tratta di un processo di costruzione tridimensionale e digitale in cui le informazioni sono gestite e condivise durante tutte le fasi di vita dell’asset: dalla progettazione, alla costruzione fino ad arrivare alla manutenzione a vita dell’edificio.

Un altro aspetto fondamentale è il collaborative working: l’integrazione di dati al progetto che permettono ai professionisti di diversi settori di collaborare e inserire le loro specifiche di progettazione andando ad aggiungere in modo complementare il loro contributo tecnico. Questa modalità di lavoro in team permette un notevole risparmio di tempo a livello di comunicazione e condivisione di informazioni.

Immaginate il BIM come una metodologia di lavoro, dove si può risalire ad ogni singola informazione riguardante un edificio: dalle condutture fino alla tipologia di finestre o infissi.

Questa pianificazione al dettaglio permette un’ottimizzazione dei tempi di lavoro e di costruzione: la condivisione di informazioni, la verifica di possibili interferenze prima di arrivare in cantiere, permettono di velocizzare i tempi sia per quanto riguarda lo scambio di informazioni relative al progetto, sia per la vera e propria realizzazione di questo.

Il BIM, quindi, racchiude l’intero ciclo di vita di un progetto ed è sempre consultabile sia in modo retrospettivo: puoi cercare in questo database di informazioni qualsiasi elemento ti serva in qualunque momento, anche a distanza di anni, sia in prospettiva futura: puoi prevedere quelli che saranno i costi di costruzione e di manutenzione dell’asset in modo preciso e accurato senza lasciare nulla al caso, caratteristica che riduce in modo eccezionale la percentuale di errore.

Ma vediamo in breve quali sono state le tappe che hanno portato all’affermarsi del BIM come nuova metodologia:

  1. Negli anni ‘90 la progettazione edilizia ha fatto un passo avanti in ambito tecnologico: si è passati da planimetrie disegnate a mano a una progettazione, sempre bidimensionale, ma agevolata dall’utilizzo del computer (CAD), ottimizzando i tempi di realizzazione e migliorando la visualizzazione dei progetti. Tuttavia, questi disegni continuavano ad avere dei limiti: erano bidimensionali e non permettevano uno scambio di informazioni efficiente.
  • Il decreto ministeriale 560/2017, ha introdotto l’utilizzo della metodologia BIM e un calendario sull’obbligatorietà progressiva del BIM, tutt’ora in fase di sviluppo. L’ultima tappa di questo calendario è la gestione di tutti gli appalti in ottica BIM.
  • La normativa tecnica UNI 11337-7 è andata a delineare meglio i Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella Modellazione Informativa. Questa normativa è stata un vademecum per regolare gli aspetti generali della gestione digitale e del processo informativo nel settore delle costruzioni da parte degli operatori coinvolti.

Queste fasi dimostrano che il BIM non è una rivoluzione inaspettata o una deadline a cui nessuno può arrivare pronto in tempo, bensì un’evoluzione fisiologica di una metodologia tradizionale in una più vantaggiosa ed efficiente.

Sappiamo che può spaventare l’idea di mettersi in discussione, imparare una nuova metodologia, magari dopo anni di lavoro svolto in un certo modo, o che investire in formazioni costose può sembrare un ostacolo, ma noi siamo qui per darti un’alternativa e mostrarti come fare tuo questo nuovo metodo rispettando i tuoi tempi.

Per orientarti al meglio in questa nuova realtà noi di WE BIM possiamo accompagnarti passo per passo, offrendoti servizi personalizzati di implementazione BIM per la tua attività.

Ecco qualche esempio di cosa possiamo fare per te:

  1. Percorsi di formazione costruiti su misura per aziende o singoli, in base al grado di conoscenze di ciascuno. (mettere link)
  2. Progetto pilota: lavorare insieme a voi ad un progetto d’esempio per verificare le competenze acquisite in seguito al percorso di formazione.
  3. Implementazione delle tecnologie adoperate e introduzione ai nuovi software.
  4. Miglioramento in ottica Bim dei progetti standard già realizzati o creazione di librerie e template pronti per essere modellati in BIM.

Contattaci per una strategia BIM costruita su misura per te.

HBIM: HERITAGE BIM in Italia

In Italia dove il patrimonio storico è molto presente e in cui gli edifici con oltre 40 anni di età sono circa il 60% sul totale, occorre occuparsi della preservazione, del recupero, restauro e riqualificazione energetica.  

Nel settore delle costruzioni il processo di digitalizzazione e avviato, non escluso è quindi questo particolare ambito: nasce HBIM, ovvero l’applicazione dell’approccio BIM a edifici storici, che spesso per loro peculiare natura presentano diverse stratificazioni e fasi di vita.

Proprio per risolvere queste problematiche nasce il HBIM, Historical (o Heritage) Building Information, il termine compare per la prima volta in un articolo scientifico del Professor Maurice Murphy del Dublin Institute of Technology, nel 2009. Con questo termine si riferisce alle tecniche di modellazione a partire da costruzioni già esistenti, non si parla di semplici restituzioni in 3D ma di modelli “intelligenti” che possono gestire molte informazioni, dei materiali e le altre proprietà fisiche. Quello che si crea è quindi una sorta di catalogo digitale contenuto in un modello informativo geometrico congruente alla realtà, in cui sono contenute le informazioni raccolte fino a quel momento e nel quale se ne inseriranno di nuove con il passare del tempo.

FASE 1: la ricerca

La prima fase riguarda la ricerca di tutta la documentazione, anche cartacea, disponibile a partire da quando si conosce la prima testimonianza della presenza dell’edificio. Questa è reperibile presso le biblioteche, archivi storici e a volte privati, enti locali, biblioteche. Questo è da fare approfonditamente se si tratta di un edificio d’interesse storico.

Un approfondimento deve poi riguardare le norme che disciplinano la tutela di edifici che per legge rientrano nella definizione di beni culturali, le conseguenti limitazioni cautele e possibilità.

FASE 2: il rilievo

La base della modellazione deve necessariamente partire da un rilievo, solitamente digitale che può essere eseguito tramite laser scanner o macchina fotografica per la fotogrammetria terrestre. Tramite il laser scanner si può ottenere così una nuvola di punti, cioè una grandissima serie di punti referenziati nello spazio che rappresentano informazioni geometriche che costituiscono il riferimento per la modellazione

Fase 3: modellazione

La fase tre consiste nella creazione di un modello informativo attraverso un Software di Authoring. Tramite la creazione di specifiche librerie vien creato un modello a cui verranno integrate le informazioni precedentemente acquisite. Considerando questa necessità di integrare informazioni e l’irregolarità che spesso caratterizza la struttura di questi progetti, si è davanti a un’operazione piuttosto lunga e complessa. Il modello sarà completo quando potrà essere consultabile dal punto di vista storico documentale, dal punto di vista di elaborazioni grafiche e nell’esportazione di abachi delle quantità necessarie alla quantificazione di costi o materiali dei relativi interventi. Potrà essere utilizzato un sistema CDE per l’archiviazione.

Pro e contro

Attualmente l’utilizzo del HBIM non è molto diffuso. Esistono delle difficoltà tra cui il fatto che i software BIM non sono stati pensati per modellare l’esistente ma principalmente per la nuova progettazione. Inoltre è necessaria una ricerca molto approfondita dell’opera prima di iniziare la modellazione e potrebbe rivelarsi complessa e lunga. Inoltre essendo spesso edifici irregolari poco si prestano alla standardizzazione utile a velocizzare la fase di modellazione.

I vantaggi però non mancano, avere internamente un unico raccoglitore di dati, rappresentato dal modello BIM, di tutte le informazioni dell’edificio potrebbe essere un grosso vantaggio anche futuro; l’obbiettivo potrebbe essere quello di creare un database HBIM.

Le 8 skills del BIM Specialist

Il BIM è una realtà in via di sviluppo, che si sta insediando sempre più profondamente nel settore delle costruzioni. Da un certo punto di vista rappresenta la sfida di una nuova metodologia, dall’altro, la praticità e l’efficienza che solo l’evoluzione di un metodo può portare con sé.

Oltre a costituire un vantaggio per chi lavora nel settore di progettazione e costruzione di edifici o infrastrutture, offre nuove opportunità lavorative, proponendo nuove figure professionali essenziali nel ciclo di vita del BIM, come abbiamo analizzato qui (link all’articolo, le figure professionali BIM sono quattro).

In questo articolo approfondiremo la figura del BIM Specialist dal punto di vista delle capacità tecniche e delle soft skills che sono maggiormente richieste a chi decide di intraprendere questo percorso professionale.

1. ESPERIENZA SUL CAMPO

L’esperienza pregressa nel settore AEC permette di conoscere il terreno di gioco e di possedere una terminologia tecnica essenziale per poter svolgere al meglio il lavoro da BIM Specialist e poter comunicare con gli altri professionisti parlando la stessa lingua.

2. CONOSCENZA DEI SOFTWARE

Come in ogni altro lavoro, occorre saper utilizzare gli strumenti del mestiere, in questo caso parliamo dei software di authoring per la modellazione informativa tridimensione e per la condivisione di informazioni a seconda della propria area disciplinare di competenza (architettonica, impiantistica, strutturale o infrastrutture). Il BIM Specialist deve avere una conoscenza operativa delle specifiche tecniche, saper gestire i flussi informativi e le librerie BIM.

3. COMUNICAZIONE

Come già visto sopra la comunicazione è essenziale nel BIM, come lo è la terminologia tecnica; infatti, occorre che tutte le informazioni siano espresse in modo chiaro, tecnico, nel giusto momento e alla persona di riferimento. Il BIM Specialist deve sapere quali informazioni vanno condivise e con chi per ottimizzare i tempi di lavoro e stabilire i cambiamenti necessari per proseguire nella direzione giusta con la progettazione.

4. COLLABORAZIONE

Lavorare in team è essenziale per raggiungere l’obiettivo, specialmente nel BIM in cui diverse realtà professionali vanno a lavorare in modo complementare per dare vita all’asset. È evidente quindi che occorre sapersi coordinare e lavorare di squadra.

5. PROBLEM SOLVING

Questo termine è un must have nel mondo del lavoro, in qualsiasi tipo di offerta lavorativa viene richiesta una buona capacità di gestire situazioni problematiche al meglio trovando le giuste soluzioni. Il BIM Specialist non fa eccezione: è necessario che sia in grado di risolvere eventuali problematiche sia in fase di progettazione che in loco, facendo della collaborazione in team la chiave vincente per trovare le migliori soluzioni.

bim specialist

6. LEADERSHIP

Essere un leader non significa avere una posizione di comando sugli altri, ma essere una figura di riferimento per gli altri. Inoltre, significa essere in grado di prendere decisioni e assumersi la responsabilità di queste, pur non ricoprendo il ruolo di BIM Coordinator o BIM Manager che richiedono sicuramente una capacità di leadership più alta, è necessario che chiunque prenda parte al progetto dia il suo contributo in modo autorevole e sia responsabile del proprio operato.

7. CONTINUA FORMAZIONE

Non si finisce mai di imparare, questa è una verità universale. Per fare bene il proprio lavoro e migliorarsi è bene tenersi sempre aggiornati con le novità del settore, specialmente se si tratta del settore AEC o più nello specifico del BIM; infatti, trattandosi di una metodologia in continuo sviluppo, bisogna tenersi al passo con ogni nuovo cambiamento e farlo proprio.

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